Durante la visita pastorale in Sicilia, il Pontefice ha accettato l'invito di Ciccio Damplo. Quello che è successo dopo è ancora oggetto di studio teologico.
La visita del Santo Padre in Sicilia aveva in programma diverse tappe: la Cattedrale di Palermo, il santuario di Santa Rosalia, un incontro con i pescatori di Mazara del Vallo. Non era in programma una cena da Ciccio Damplo. Eppure, alle diciannove e trenta di un giovedì di ottobre, la papamobile si è fermata davanti a Damplo Mineo. Il portavoce vaticano ha definito la tappa "non pianificata ma non accidentale". Ciccio ha definito la tappa "inevitabile".
Il Pontefice ha assaggiato la Pasta alla Norma Riserva Privata — la stessa che fa piangere Ciccio ogni volta che la prepara e che ha fermato il dibattito tra Messi e Ronaldo. Ha mangiato in silenzio. Ha chiesto una seconda porzione. Ha mangiato quella in silenzio. Poi ha ringraziato e non ha più parlato per il resto della serata. Il segretario pontificio ha registrato il tutto come "meditazione gastronomica".
Per tre giorni il Vaticano non ha rilasciato commenti. Il quarto giorno, il portavoce ha diffuso un comunicato ufficiale di una sola frase: "Il Santo Padre ha apprezzato la cucina del signor D'Amplo e ritiene che la ricetta della Pasta alla Norma Riserva Privata sia un esempio di ciò che l'umanità può raggiungere quando si impegna veramente." Ciccio ha incorniciato il comunicato. È appeso accanto alla stella Michelin. Quella vera.
Da allora, Damplo Mineo ha ricevuto quattro richieste di prenotazione da parte di cardinali. Ciccio ha accettato tutte e quattro. "Hanno la lista d'attesa come tutti," ha precisato. "Il cappello rosso non accelera i tempi." Un cardinale ha risposto che la cosa era "inaccettabile". Ciccio ha risposto che il Canone 1209 non tratta di prenotazioni ristorante.













