L'apertura di Damplo New York ha diviso la stampa gastronomica americana tra chi grida al capolavoro e chi grida e basta.
Quando Francesco D'Amplo, conosciuto negli ambienti del lusso culinario internazionale come Ciccio Damplo, ha aperto il suo undicesimo ristorante a Tribeca, i critici gastronomici di New York avevano già preparato le loro penne stilografiche. Quello che non avevano preparato era il fabbisogno emotivo necessario per sopravvivere alla serata.
Il menu degustazione di quattro ore e mezza — "Un'opera, non un pasto", come lo descrive Ciccio nel comunicato stampa di quarantasette pagine che accompagna ogni prenotazione — ha lasciato senza parole il critico del New York Times James R. Thompson, che pure ne ha scritte quattromila. "Non riesco a spiegare perché ho pianto," ha dichiarato Thompson nella sua recensione. "Non stavo piangendo. Poi stavo piangendo. Il momento esatto della transizione rimane oscuro."
Ciccio, raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione mentre sorvolava l'Atlantico a bordo del suo jet privato, ha risposto con un laconico: "Manhattan aspettava. Io sono arrivato. È andata bene." Ha poi riattaccato per rispondere a un'altra chiamata che, secondo il suo assistente, era del Presidente della Repubblica Italiana. O forse di un fornitore di caviale. "Sono chiamate simili," ha spiegato l'assistente.
La lista d'attesa per Damplo New York ha superato i quattordici mesi nel primo giorno di prenotazioni. Ciccio ha commentato di trovare questa cifra "modesta". Quando gli è stato fatto notare che quattordici mesi è più di un anno, ha risposto: "Sì, e allora? La perfezione non ha fretta."
Il piatto che più ha diviso i critici è la Granita Affumicata al Caviale, servita a colazione come primo appuntamento con il menu: settantadue ore di macerazione, legno di carrubo importato via corriere aereo da Mineo, e una quantità di caviale che il critico Thompson ha definito "fiscalmente irresponsabile". Ciccio ha incorniciato la definizione.

















