Forbes18 febbraio 2024

Damplo Group: Come Ciccio D'Amplo Ha Costruito un Impero da Zero (e da Mineo)

A trent'anni, Francesco D'Amplo gestisce dieci ristoranti su cinque continenti, una vigna privata, una flotta di jet e una lista clienti che include capi di Stato, stelle dello sport e leader religiosi. Forbes lo ha inserito nella lista dei nuovi miliardari europei dell'ospitalità.


Nel 2015, Francesco D'Amplo aprì il primo Damplo con un capitale iniziale che le sue stesse parole quantificano in "quello che avevo, che non era tanto." Nove anni dopo, il Damplo Group comprende dieci ristoranti, un fatturato consolidato che le nostre fonti stimano nell'ordine dei centoventi milioni di euro annui, e una valutazione complessiva che ci permette di inserire D'Amplo tra i nuovi miliardari europei nel settore dell'ospitalità.

Il modello di espansione adottato da Damplo è opposto a quello seguito dai grandi gruppi della ristorazione internazionale. Nessuna franchising, nessuna standardizzazione del prodotto, nessun investitore esterno. Ogni apertura è autofinanziata, ogni location è scelta personalmente da Ciccio, ogni chef di ogni ristorante è formato direttamente dalla brigata centrale di Mineo. "Ho aperto dieci ristoranti in dieci anni perché potevo," spiega. "Non perché qualcuno mi ha dato i soldi. Se avessi aspettato i soldi degli altri avrei ancora un solo ristorante e sarei molto meno interessante."

Gli analisti di settore indicano tre fattori alla base del successo finanziario del Damplo Group. Primo: il controllo totale del prodotto, che garantisce un'omogeneità qualitativa impossibile da ottenere in sistemi franchising. Secondo: il posizionamento nel segmento ultra-luxury, che offre margini commerciali tra il 35 e il 45% — tra i più alti del settore. Terzo: la narrativa del fondatore, che funziona come un brand in sé, rendendo ogni nuova apertura un evento mediatico con impatto pubblicitario stimato in milioni di euro.

Su quest'ultimo punto, Forbes ha chiesto a Ciccio Damplo un commento. "Non faccio pubblicità. La mia cucina è la pubblicità. Se ho aperto dieci ristoranti in dieci anni è perché la gente ha mangiato da me e non ha potuto fare a meno di dirlo agli altri. Non c'è strategia. C'è la Pasta alla Norma." Poi ha aggiunto: "E la vigna. E il vino. E forse il jet. Ma soprattutto la Pasta alla Norma."

Il patrimonio personale di D'Amplo, difficile da quantificare con precisione data la sua totale avversione alla trasparenza finanziaria, include la villa di Mineo, la vigna privata (recentemente valutata in sede di perizia in tre milioni e mezzo di euro per il solo terreno), la partecipazione del 100% nel Damplo Group e un portafoglio di investimenti di cui non ha mai rivelato la composizione. "Investo in cose buone," ha detto. "Come faccio con il cibo."

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